domenica 22 marzo ore 19,30

La beauté c’est ta tête


Regia ZimmerFrei

 

Anno e durata 2014, 60’

La Capitale della Cultura 2013 è stata la cornice culturale che ha accompagnato la riprogettazione del waterfront di Marsiglia, ma il processo di city-branding e gentrification ha coperto un'idea di ingegneria sociale moto aggressiva e 

nuove esclusioni che spingono molti degli abitanti dei quartieri popolari a spostarsi o a rifugiarsi in comunità chiuse che condividono solo la povertà o l’estraneità. ZimmerFrei ha eletto come propria base Mon Bar, un minuscolo bar accanto al mercato di Noailles, un porto di mare vissuto come rifugio, ribalta, seconda casa o primo soccorso. Il film si mescola alle giornate degli habitué che lo frequentano, segue i loro percorsi, deraglia, annaspa, annega e ritorna sempre allo stesso punto di partenza, come un pezzo di sughero che galleggia sulla risacca.

SCHEDA DEL DOCUMENTARIO


Titolo La beauté c’est ta tête


Regia ZimmerFrei


Soggetto e sceneggiatura ZimmerFrei


Direttore della fotografia Roberto Beani


Montaggio Anna de Manincor/ZimmerFrei


Musica Franco Fanfan Créa, Claude Debussy, Fanfare Vagabontu, Marcel 


Interpreti Damien Allabert, Rachel Allouche, Claire Astier, François Bacques, 

Mouloudji, Orquestra Carlos Di Sarli y Rufino, The Melachrino Strings, Richard Wagner Franco Créa, Aminata Djalò, Agnes Bébé Forjoé, Stéphane Bisson, 

Catherine Chesneau, Eva Chevalier, Patrick Desbouiges, Véronique Derulle, Roberto Fuschino, Said Hamidona, Jargo Jakeda, Ben Kaci, Olivier Kattan, Annick Lobognon, Agnes Mavrin, Miloud Mahger, Eric Petit, Gerard Rémy, Jean-Pierre Secq, Roxane Servière


Produzione Lieux Publics e InSitu

Biografia dell’autore 

Il collettivo artistico ZimmerFrei (Massimo Carozzi, Anna de Manincor, Anna Rispoli) è nato a Bologna nel 2000 e ad oggi diviso tra la città di origine e la capitale europea Bruxelles. La pratica artistica del gruppo ZimmerFrei, a metà strada tra cinema, arti visive, musica e performance, investiga gli ambienti urbani, tanto reali che immaginari, producendo caleidoscopi sonori e invenzioni visive attraverso la continua commistione di linguaggi formali. La dimensione fisica e quella mentale ricreate dagli artisti s’intrecciano creando una vera e propria esperienza condivisa, tanto all’interno del gruppo che realizza il film che tra gli spettatori. Pur continuando a sperimentare nell'ambito dell'arte performativa, in questi ultimi anni la ricerca di ZimmerFrei si è focalizzata sempre più sulla produzione di documentari d'artista.