giovedì 19 maggio ore 20,30

Una società di servizi

 

di Luca Ferri, 2015, 30'

 

Una società di servizi, realizzato grazie alla collaborazione con Enrico Mazzi, per l’occasione in veste di montatore.

Il film è stato interamente girato all’interno di un gigantesco spazio coperto di Tokyo, in Giappone: un Forum in cui scorrono ininterrottamente grandi flussi di persone, all’interno di un ambiente asettico sia dal punto di vista architettonico che da quello della relazione tra i passanti-protagonisti. Sulle note di musiche ripetitive e sedanti, dai bassi volumi, che finiscono per diventare tragicomiche nel loro tentativo di annullare il silenzio, nel film compaiono uomini e donne che si muovono in solitudine, ognuno per sé ma con ordine e compostezza. Tutti hanno un passo sicuro e deciso, nessuno staziona o “perde tempo” e nessuno interagisce con gli altri. 

La relazione che le persone mantengono più a lungo è quella con il proprio smartphone: l’interlocutore è necessariamente altrove. 

Le immagini appaiono simmetriche, ordinate, tanto asettiche da risultare poetiche, in un gioco tra toni grigi e dimessi e occasionali colori accesi che richiamano l’attenzione, dei passanti e dello spettatore, come quelli plastici delle macchinette che distribuiscono cibo.

Dice il regista, Luca Ferri: "Il luogo delle riprese del film è la concretizzazione di quanto predetto da Jacques Tati inPlay Time (1964-1967). L'asetticità e la neutralità del luogo lo rende trasportabile ovunque perché privo, nella sua struttura, di qualsiasi legame con il territorio che lo ospita. È un luogo pensato per il passaggio. Al suo interno si trovano contenitori predisposti per vari servizi: il tutto è dimostrazione di una muscolosità standardizzata, capace di stupire più per le dimensioni e per una pretestuosa e sfacciata contemporaneità che per contenuti unici e non replicabili in un qualsiasi identico altrove.”

In via definitiva Una società di servizi si risolve in un pietoso gesto d’incomunicabilità tra una struttura architettonica e i suoi creatori.

In un gigantesco spazio coperto si sviluppano reti di servizi ed attività umane. Flussi di persone scorrono in una dimensione architettonica asettica come le relazioni dei suoi passanti che si muovono sulle note di musiche ambientali ripetitive e sedanti.

Silenzio e figure sugli affollati padiglioni del Forum Internazionale di Tokyo: sguardo d’ambiente per uno studio delle umanistiche geometrie di un mondo che sta tra Tati e Ozu. Dopo il Super8 di Abacuc, Luca Ferri trova in Giappone il colore e il digitale: limpido, lirico e anche commovente.

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