BARRIERE

 

Barriere è la storia di una ex promessa del baseball che lavora come netturbino a Pittsburgh e della sua complicata relazione con la moglie, il figlio e gli amici.

August Wilson è stato uno dei maggiori autori del teatro afroamericano; il Ciclo di Pittsburgh, serie di dieci pièce che raccontano protagonisti afroamericani durante tutto il secolo XX, è considerato il suo gioiello. All’interno del ciclo, il Premio Pulitzer lo vinse per Fences nei primi anni 80, spettacolo teatrale portato a Broadway in una nuova versione qualche anno fa, e ora al cinema con gli stessi protagonisti: Viola Davis e Denzel Washington, qui anche dietro alla macchina da presa per la terza volta.

Come tutta la produzione di Wilson, anche Barriere (questo il titolo italiano del film) indaga sui rapporti di razza all’interno degli Stati Uniti, attraverso il punto di vista del microcosmo della città industriale di Pittsburgh, in Pennsylvania, nota come Steel City, la città dell’acciaio. Siamo nella metà degli anni 50, il protagonista è Troy Maxon, ex ottimo giocatore di baseball costretto dalla ghettizzazione dei neri nello sport durante gli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale a impegnare il suo talento nella modesta Negro League. Ora tira avanti come può, lavorando come spazzino per il comune, sedendosi nel tempo libero nel cortile dietro casa, dove la moglie Rose vorrebbe costruisca uno steccato di legno, mentre il figlio Cory cresce e vuole giocare nella squadra scolastica di football. Proprio dal rifiuto del padre del benestare per fargli proseguire la carriera, e dal provino per una borsa di studio universitaria a cui il figlio nonostante tutto si presenta, lo steccato, il fence, fra padre e figlio diventa una ferita insanabile.

 

GENERE: Drammatico

 

REGIA: Denzel Washington

 

ATTORI: Denzel Washington, Viola Davis, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney, Russell Hornsby, Jovan Adepo, Stephen Henderson

 

DURATA: 139 Min

 

CRITICA: Netturbino nella Pittsburgh degli anni '50, Troy Maxson combatte ogni giorno contro le ingiustizie sociali e i demoni interiori. Spirito indomabile e ciarliero, ha una moglie, un'amante, un amico inseparabile e due figli di cui non approva le vocazioni. Lyons suona il jazz e Troy canta il blues, Cory pratica il football e Troy gioca a baseball. Chiuso nel recinto che sta costruendo per Rose e in quello che ha innalzato nel cuore, Troy è un'onda implacabile che frange i suoi affetti. Inviso al figlio minore, a cui tarpa le ali per proteggerlo dalle discriminazioni razziali, e persuaso dall'amico a prendere una decisione sulla sua (doppia) vita, confessa alla moglie il tradimento e spalanca tra loro un abisso di dolore. Rimasto solo nel cortile del suo scontento, Troy ricompone i brandelli esistenziali e aspetta la morte.

Alla sua terza regia e coerente con una filmografia aderente a un gruppo sociale, a una coscienza politica, a una storia, a un territorio e a una forma artistica (Antwone Fisher, The Great Debaters - Il potere della parola), Denzel Washington realizza Barriere, adattamento della pièce di Auguste Wilson.

Pescato da "The Pittsburgh Cycle", una raccolta di dieci drammi sul bisogno di emancipazione sociale della comunità afro-americana, Barriere come il blues lascia la parola a una minoranza. Minoranza a cui appartiene il protagonista, in conflitto permanente con la vita e alla ricerca di un'identità sociale. Alla maniera dell'opera originale, la trasposizione di Washington ha una portata universale ma infusa da una marca culturale esplicitamente afro-americana, il blues. Il blues aderisce al teatro di August Wilson come una trama che permette di stabilire un filo conduttore tra i differenti drammi del ciclo. Dieci storie per dieci canzoni che assumono il ruolo di guida spirituale e accompagnano i personaggi nella loro ricerca, sovente dolorosa, di un riconoscimento. 

"Blue" è la canzone di Troy, ereditata dal padre collerico e violento e trasmessa al figlio e alla figlia che la cantano insieme nell'epilogo, omaggiando la memoria del genitore e riconoscendo nel medesimo 'bene' il legame fraterno. Se per Raynell è un canto che culla, per Cory è un gesto di perdono che gli permette di fare pace col padre e di avanzare nella vita. Chiave di lettura primordiale per avventurarsi nel dramma, la "Blue" intonata dall'attore annulla la distanza tra monologo e assolo. Il blues, indissociabile dal teatro di Wilson, è l'ultima risorsa a cui ricorre Troy per farsi intendere dai figli e dalla moglie, coro greco che replica e ammonisce la sua incontinenza. Incontinenza verbale che manipola e ingombra un cortile progressivamente svuotato e ridotto ai soli spettatori, che Denzel Washington affronta in camera.

 

SOGGETTO:Tratto dall'omonima pièce teatrale di August Wilson del 1987, che gli valse il Pulitzer e vinse numerosi premi Tony con l'interpretazione, a Broadway, di James Earl Jones. Nel 2010 Denzel Washington e Viola Davis l'hanno ripresa e ne hanno ripetuto il successo, vincendo come i premi per il miglior revival, il miglior attore e la migliore attrice.  TORNA ALLA HOME PAGE