BLACKKKLANSMAN        giovedì 4, venerdì 5:     ore 21,15           sabato 6, domenica 7:        ore 18,30 – 21,15

 

BLACKKKLANSMAN 

BlacKkKlansman, il film diretto da Spike Lee, si svolge all'inizio degli anni 70. E' un periodo di grandi sconvolgimenti sociali mentre negli Stati Uniti infuria la lotta per i diritti civili. Ron Stallworth (John David Washington) è il primo detective afroamericano del dipartimento di polizia di Colorado Springs, ma il suo arrivo è accolto con scetticismo ed ostilità dai membri di tutte le sezioni del dipartimento. Imperterrito, Stallworth decide di farsi un nome e di fare la differenza nella sua comunità. Si imbarca quindi in una missione molto pericolosa: infiltrarsi nel Ku Klux Klan ed esporne i crimini.

 

GENERE: Biografico, Commedia, Drammatico, Thriller

 

REGIA: Spike Lee

 

ATTORI: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Corey Hawkins, Laura Harrier, Ryan Eggold, Jasper Pääkkönen, Ashlie Atkinson, Michael Buscemi, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin

 

DURATA: 128 Min

 

CRITICA: Fingendosi un estremista razzista, Stallworth contatta il gruppo e presto penetra all'interno della sua cerchia più ristretta. Coltiva anche una relazione con il Gran Maestro del Klan, David Duke (Topher Grace), che elogia l'impegno di Ron ai fini del progresso dell'America Bianca. Man mano che l'indagine sotto copertura procede, diventando sempre più complessa, il collega di Stallworth, Flip Zimmerman (Adam Driver), partecipa insieme a Ron agli incontri privati con membri del gruppo razzista, vendendo così a conoscenza dei dettagli di un complotto mortale. Stallworth e Zimmerman fanno squadra e uniscono gli sforzi per riuscire a distruggere l'organizzazione il cui vero obiettivo è modificare la propria retorica violenta per ottenere il consenso della massa.

Sta tutto lì, in bella evidenza, fin dall'inizio. Fin da quando Spike Lee apre il film con la dicitura "DIS JOINT IS BASED UPON SOME FO’ REAL, FO’ REAL S—.", e con il monologo razzista e disturbante di quell'Alec Baldwin che negli ultimi mesi è stato interprete di una parodia satirica esilarante e tagliente contro Trump al SNL.

Sta tutto lì: la storia vera, il razzismo, la provocatorietà con cui viene sbattuto in faccia allo spettatore, la comicità, la parodia, l'America di oggi.

E se non fosse chiaro abbastanza per qualcuno, ecco che fratello Spike - uno che al fioretto ha sempre preferito il machete, ma quanto lo sa usare bene, quel machete - non perde l'occasione per sottolineare chiaramente come quegli anni Settanta in cui la vera storia di Ron Stallworth (che nel 1972 s'infiltro con un collega al capitolo del Ku Klux Klan di Colorado Springs) è ambientata siano uguali a questi anni trumpiani: mettendo in bocca ai suoi razzisti del Klan parole d'ordine come "America First", "Make America Great Again", "Tea Party"; o, magari, raccontando come già allora David Duke teorizzasse lo sdoganamento delle idee del Klan attraverso l'infiltrazione dei suoi membri ai vertici della politica statunitense (Steve Bannon, anyone?).

A Harry Belafonte che, nei panni di Jerome Turner, rievoca un drammatico linciaggio avvenuto nel 1917, e "ispirato" dalla visione di Nascita di una nazione(il film che è servito da trampolino di lancio per una rinascita del Ku Klux Klan), Lee contrappone nel finale le immagini di quanto avvenuto a Charlottesville nell'agosto del 2017, e l'incredibile reazione della presidenza statunitense. Il discorso è abbastanza chiaro, e militante. Come è giusto che sia.

Ma la rabbia di Spike Lee, questa volta, passa attraverso il filtro di un umorismo forse inedito per lui, e che non ne limita minimamente l'energia e l'indignazione.

Attraverso la scelta di fare di BlacKkKlansman (anche) una commedia, Lee può sbeffeggiare, ridicolizzare e demitizzare il Klan, Duke, i sostenitori della superiorità della razza bianca, ogni forma di razzismo. Può farlo, e lo fa, attraverso la messa in scena di situazioni paradossali, esilaranti anche quando le parole e i gesti dei suprematisti fanno accapponare la pelle. Disinnescando così ogni loro potenzialità seduttiva o iconica.

Ma non basta. Dentro BlackKklansman Lee non mette solo la vera storia di Ron Stallworth.  Non fa del suo film solo una commedia che al tempo stesso è un violento atto accusa contro la situazione statunitense di oggi, ma anche un piccolo compendio di storia e cultura afroamericana, con una la prima parte - con Ron che diventa il primo poliziotto nero di Colorado Springs, e che viene inviato a spiare il comizio di Stokely Carmichael, e che s'innamora della radicale Patrice - è tutta una parafrasi del pensiero di James Baldwin; coi i ragionamenti impliciti, anche nella stessa storia, sulla questione dell'identità; col l'occhiolino che viene fatto ai film della blaxploitation nello stile, negli abiti, nelle musiche, ma senza esagerare; con sfumature e dettagli che richiederebbero una seconda visione per essere colti completamente. È arrabbiato, Spike Lee, e giustamente.

Ma la sua rabbia non lo acceca. Il newyorchese è anzi lucidissimo nelle sue intenzioni e nel modo di declinarle, usando il cinema per demolire, stigmatizzare e demonizzare il suprematismo bianco, così come il cinema e Nascita di una nazione gli diedero nuova vita. Sa bene che oggi c'è bisogno di un nuovo radicalismo che non sia limitato alla sola comunità nera, ma che coinvolga tutti, anche i bianchi, e tutte le altre etnie e razze del pianeta, che porti avanti la sua protesta nel nome di quello che è giusto, e umano. Lo dice chiaramente: non solo "power to the people", ma "all the power to all the people”. Right on, right on, brother Spike. We dig it.

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