BRUTTI e CATTIVI

 

Il Papero, Ballerina, Il Merda e Plissé si improvvisano rapinatori per il colpo che cambierà la loro vita. Non importa se il primo è senza gambe, Ballerina, la sua bellissima moglie, non ha le braccia, se Merda è un rasta tossico e Plissé un nano rapper. Sono solo dettagli. Per loro non ci sono ostacoli. Solo sogni. Anche se, dopo il colpo, le cose si complicano: ogni componente dell'improbabile banda sembra avere un piano tutto suo per tenersi il malloppo. Tutti fregano tutti senza nessuna pietà in una girandola di inseguimenti, cruente vendette, esecuzioni sanguinose e tradimenti incrociati.

 

GENERE: Commedia

 

REGIA: Cosimo Gomez

 

ATTORI: Claudio Santamaria, Marco D'Amore, Sara Serraiocco, Rinat Khismatouline, Simoncino Martucci, Giorgio Colangeli, Riccardo Mioni, Adamo Dionisi, Narcisse Mame, Aline Belibi, Maria Chiara Augenti, Filippo Dini, Fabiano Lioi

 

DURATA: 87 Min

 

CRITICA: "In questo notevole film, l’insistenza sui particolari fisici laidi e ripugnanti potrebbe far parlare addirittura di un nuovo estetismo in accordo con i tempi". Ecco cosa scriveva Alberto Moravia a proposito di Brutti, sporchi e cattivi, cogliendo, nella commedia con Nino Manfredi, una notevole libertà stilistica ed espressiva e una sgradevolezza esteriore metafora di una povertà interiore e di un imbarbarimento diffuso. Trascorsi quasi quarant’anni, qualcuno si ricorda di Giacinto Mazzatella cieco da un occhio e gli rende omaggio firmando un personalissimo elogio del sudiciume e della meschinità che ha ancora una volta come ambientazione la periferia romana. E’ lo scenografo Cosimo Gomez, al quale tutto si può dire tranne che non si sia armato, per la sua opera prima, di un’incommensurabile audacia.

Forte dello "sdoganamento" dei freaks a cui ha certamente contribuito la quinta stagione di American Horror Story, il nostro compie un’operazione "inversa" rispetto a Ryan Murphy e Ryan Falchuk perché, invece di dare un’anima vibrante e una "spolveratina" di poesia a uomini e donne dal corpo imperfetto, li carica di cinismo, spietatezza e volgarità lanciandosi in un elogio sghembo della tolleranza con tanto di cornice un po' kitsch, un po' surreale, un po' pulp. E poi, già che c'è e magari senza pensarci, al posto di Jessica Lange che canta "Life on Mars" vestita di celeste, delega l’accompagnamento musicale a un nano dall’aria laida che rappa un’oscena canzone intitolata "Mulinello", accostandolo nella nostra memoria più alla "carogna" di cui cantava De André in "Un giudice" che al piccolo uomo che in Freaks di Tod Browning si vendicava giustamente di un infame tradimento.

Gomez insomma non fa sconti all’abiezione, ma fra denti marci, arti mozzati e capelli unti e con il riporto sventola orgoglioso la bandiera dell'uguaglianza. Il Papero che non ha le gambe, La Ballerina nata senza braccia e la corte dei miracoli che li circonda e che si riunisce in una chiesa che sembra un autogrill sono per il regista figli di Dio come chiunque altro, e come chiunque altro possono esercitare il libero arbitrio, e in fondo un po’ di ragione ce l’hanno a delinquere, perché non fanno una vita semplice. Brutti e cattivi non tratta nessuno di loro con condiscendenza, piuttosto ce li sbatte davanti squallidi e grotteschi, e per questo si assesta su una messa in scena non realistica ma verosimile e abbraccia  serenamente il genere, sia esso l’heist-movie o la dark comedy.

Certo, seguendo la strada tracciata da tanti "fratelli cinematografici", il dipanarsi degli eventi non si distingue per originalità, e forse il film nemmeno la cerca, preso com’è a presentarci e a sviluppare i suoi estremi personaggi, in primis la Venere di Milo di Sara Serraiocco, sublime nella sua cascata di riccioli biondi e nei piedi prensili che tradiscono il passato di ballerina dell’attrice. Intenzionato a dare a ognuna delle sue creature - almeno all’inizio - una giusta dignità, Cosimo Gomez non esita tuttavia, in un secondo momento, a buttarle al cassonetto come fa con l’ex circense di Claudio Santamaria (attore che dimostra carisma da vendere), mentre al povero Marco D’Amore tocca in sorte un rastaman soprannominato Merda, strafatto, completamente idiota e dall’alito pestilenziale. Li getta nell’immondizia i suoi fenomeni da baraccone il regista, ma poi alcuni li recupera, se non altro per sviluppare un intreccio il cui esito, però, è abbastanza scontato, magari volutamente. E allora l'originalità va colta non nel "cosa" ma nel "come", anche quando nel mucchio vengono gettati papponi dell’Est, prostitute africane, preti truffatori e mafia cinese. Esagerazione? Sovraffollamento? Certo che sì, ma questa è Roma signori, o meglio la Roma ai margini: sporca, corrotta, sbandata, ma vitale e fremente nel suo essere un calderone di storie ed esistenze che sul grande schermo acquistano un fascino speciale. TORNA ALLA HOME PAGE