Cinema Le Grazie Bobbio NON ODIARE giovedì 17, venerdì 18, sabato 19, domenica 20: ore 21:15 ‪#NonOdiare‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬

 

NON ODIARE

 

In una città del nord-est, un non-luogo mitteleuropeo, contaminato da tante etnie, pulsioni, sedimentazioni e dalle profonde radici ebraiche, vive Simone Segre (Alessandro Gassmann), affermato chirurgo di origine ebraica: una vita tranquilla, un appartamento elegante e nessun legame con il passato. Un giorno si trova a soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada, ma quando scopre sul suo petto un tatuaggio nazista, lo abbandona al suo destino. Preso dai sensi di colpa, rintraccia la famiglia dell'uomo: Marica (Sara Serraiocco), la figlia maggiore; Marcello (Luka Zunic), adolescente contagiato dal seme dell’odio razziale; il “piccolo” Paolo (Lorenzo Buonora). Verrà la notte in cui Marica busserà alla porta di Simone, presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare…

 

Genere: Drammatico

 

Regia: Mauro Mancini

 

Attori: Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco, Cosimo Fusco, Lorenzo Acquaviva, Luca Zunic

 

Durata: 90 min

 

Critica: Il passato non muore mai. E non è neanche passato. (William Faulkner)

La storia di Non odiare è ambientata in una città del nord-est, un non-luogo mitteleuropeo, contaminato da tante etnie, pulsioni, sedimentazioni e dalle profonde radici ebraiche. Qui, nel centro storico, vive Simone Segre (Alessandro Gassmann), un affermato chirurgo di origine ebraica: ha una vita regolare, senza scossoni, un appartamento elegante e più nessun legame con il passato. I duri contrasti con il padre, un reduce dei campi di concentramento morto da poco, l’hanno portato ad allontanarsi da lui ormai da anni. Tornando dall’allenamento settimanale di canottaggio, Simone si trova a soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada. Ma quando scoprirà sul petto di questo un tatuaggio nazista, lo abbandonerà al suo destino. Nei giorni seguenti, però, prevarrà il senso di colpa per la morte dell’uomo e Simone rintraccerà la famiglia del neonazista che vive in un complesso periferico popolare: Marica, la figlia maggiore (Sara Serraiocco); Marcello (Luka Zunic), al suo primo ruolo da co-protagonista, il figlio adolescente contagiato anche lui dal seme dell’odio razziale; il “piccolo” Paolo (Lorenzo Buonora). Verrà la notte in cui, Marica busserà alla porta di Simone, presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare…

“Né buoni né cattivi, ma semplicemente esseri umani”: così immagina i personaggi il regista Mauro Mancini. In definitiva, “Personaggi ordinari alle prese con situazioni straordinarie”. E proseguendo il regista dichiara apertamente: “Non odiare racconta quello che siamo sotto la pelle. La pelle bianca, ’ariana’, che vorrebbero avere Marcello e i suoi amici neonazisti e quella bianca, ’non ariana’, di Simone. La pelle tatuata del padre di Marcello e quella marchiata del padre di Simone. La pelle ‘scura’ dei migranti pestati a sangue nei bangla-tour e quella diafana, limpida di Marica. La pelle scura, spaccata dal sole che picchia sui barconi delle traversate. Quella ‘sporca’ dei “disperati” ai semafori. La pelle delle nostre città. E’ il pretesto per riconoscere l'altro come diverso. È il pretesto per odiare l'altro come diverso. Non odiare è la nostra pelle”.

Sulla genesi del soggetto e della sceneggiatura, che ha scritto con Davide Lisino, il regista afferma: “Abbiamo preso spunto da un fatto di cronaca avvenuto a Paderborn, in Germania. Un medico ebreo si rifiutò di operare un paziente a causa del vistoso tatuaggio nazista che aveva sulla spalla. Il medico, dopo essersi fatto sostituire da un collega, ha dichiarato: ‘non posso conciliare l’intervento chirurgico con la mia coscienza’. La stessa coscienza che abbiamo immaginato impedisca al nostro protagonista di soccorrere lo sconosciuto dell’incidente”. Il produttore Mario Mazzarotto, che ha fortemente voluto questo film, aggiunge: “C’è stata una gestazione produttiva lunga e complessa, durata 5 anni. In anni in cui l’Italia e l’Europa sono attraversate da pericolosi e inquietanti venti nazionalisti, di fronte alle difficoltà ho perseverato. Il film, senza voler dare risposte, ci aiuta a interrogarci sulle origini dell’odio razziale e le sue conseguenze. Ed anche sulle contraddizioni dell’animo umano e la dilagante xenofobia”.

Italia, Novembre 2019. Alla senatrice a vita Liliana Segre - 89 anni, reduce dei campi di concentramento, sopravvissuta allo sterminio nazista - a 74 anni dalla fine della seconda guerra mondiale - viene assegnata una scorta a seguito delle numerose minacce ricevute. Questa è solo una delle ultime, gravi, notizie di una lunghissima lista che purtroppo è destinata ad allungarsi sempre di più, non solo in Italia. Solo per citarne un’altra, in Francia a dicembre dello stesso anno, il ministro Castaner annuncia la creazione di un "ufficio nazionale di lotta contro l'odio". La decisione è stata presa dopo che in Alsazia sono state vandalizzate oltre cento tombe con delle svastiche. Ci troviamo di fronte a un’escalation di eventi e proclami allarmante, inquietante, pericolosa. Non è vero che la storia si ripete - le condizioni non sono mai identiche - ciò che si ripete è l’esperienza del male e dell’odio. E a questi semi nocivi basta un po’ di vuoto per germogliare. Un vuoto di significato, di comunicazione, di memoria. Non odiare parla del fatto che l’odio produce onde che si protraggono nel tempo, lente, ma sempre implacabili e violente. Onde che investono inevitabilmente tutti, anche individui che nulla hanno a che fare con quel male originario e che ne hanno letto solo nei libri di storia. Un seme del male talmente profondo che ne basta la sola evocazione per attraversare il tempo e contagiare anche individui comuni, miti e onesti. E farli diventare, a loro volta, una sorta di nuovi carnefici. Proprio come succede a Simone Segre, medico di origine ebraica, un individuo che nel passato, durante l’Olocausto, sarebbe appartenuto alla categoria delle vittime, a chi ha dovuto subire il male. Simone, a causa di quel male, molti anni più tardi, finisce per diventare in qualche modo un carnefice a sua volta. Ribaltando tragicamente i ruoli e trasformando in vittime proprio un neonazista e i suoi figli.

Non odiare racconta cosa comporta l’eredità del male e il conseguente tentativo di riparare ai propri errori, spezzare la catena dell’odio che rischia di ridurre le nostre identità al ruolo di pedine, senza altra via d’uscita. II cognome Segre, omonimo della senatrice a vita, è una coincidenza assoluta, imprevedibile, e al contempo rivelatoria del fatto che l’odio si nutre di pregiudizi ormai riconoscibili. Proprio per questo ci turba e sgomenta vedere che invece si perpetuano ancora oggi, nel Ventunesimo secolo. TORNA ALLA HOME PAGE