GLASS giovedì 24 e venerdì 25: ore 21,15 sabato 26 e domenica 27: ore 18,30 – 21,15 #Glass

 

GLASS

 Crossover/sequel di due thriller diretti da M. Night Shyamalan (Unbreakable e Split) con protagonisti Bruce Willis e James McAvoy.

Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro" alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (McAvoy), dominato dalla feroce "Bestia" che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava. Glass vede "l'indistruttibile" guardia di sicurezza dotata di abilità sovrumane, cercare di arginare la furia distruttiva dell'assassino soprannominato "Orda", per via delle molteplici personalità infestanti.

 

GENERE: Thriller, Azione

 

REGIA: M. Night Shyamalan

 

ATTORI: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard, Rob Yang

 

DURATA: 129 Min

 

CRITICA: Glass: M. Night Shyamalan seduce e sconvolge ancora.

Il regista chiude il cerchio della sua personale trilogia, già composta da Split e Unbreakable – Il predestinato, con un film morbosamente affascinante. M. Night Shyamalan ci aveva lasciato nel 2016 con uno finali più sorprendenti degli ultimi anni, quello di Split. Da quell’epilogo apprendevamo che il film che avevamo appena visto altro non era che il sequel di Unbreakable – Il predestinato, realizzato nel 2000 proprio dal regista americano di origini indiane, specialista indiscusso di finali a sorpresa. Nella TV di un ristorante veniva riferito che lo psicopatico Kevin Crumb (James McAvoy, abitato da 24 personalità multiple) era appena sfuggito alle autorità, mentre tre ragazze discutevano e rievocavano la follia di Mr. Glass, pazzo in sedia a rotelle, al secolo Elijah Price (Samuel L. Jackson). L’apparizione ulteriore di Bruce Willis nei panni di David Dunn, sedici anni dopo Unbreakable, in cui il suo personaggio sopravviveva a un disastro ferroviario, capiva di essere invincibile e incrociava proprio Price, ha gettato le basi, a soli due anni di distanza, per Glass, ambiziosa chiusura della trilogia. Bruce Willis ritorna come David Dunn da Unbreakable, così come Samuel L. Jackson nei panni di Elijah Price, conosciuto anche con lo pseudonimo Mr. Glass. Da Split torneranno invece James McAvoy – che riprenderà il ruolo di Kevin Wendell Crumb e delle molteplici identità che risiedono in lui – e Anya Taylor-Joy come Casey Cooke, l’unica sopravvissuta a un incontro con La Bestia. A seguito della conclusione di Split, Glass vede Dunn inseguire la figura sovraumana della Bestia in una serie di incontri sempre più intensi, mentre la presenza nelle ombre di Price emerge come orchestratore di segreti molto importanti per entrambi gli uomini. Questa culminazione avvincente sarà prodotta da Shyamalan e Jason Blum, che aveva prodotto anche i precedenti due film dell’autore per la Universal. Loro saranno nuovamente i produttori assieme ad Ashwin Rajan e Marc Bienstock, mentre Steven Schneider farà da produttore esecutivo. L’epilogo di Split prese alla sprovvista un po’ tutti, anche se Shyamalan a suo dire aveva pensato a questo trittico fin dall’inizio. Glass, dal canto suo, convoglia tutti e tre i personaggi della saga nello stesso arco narrativo, avverando il sogno spericolato del cineasta: nel prologo vediamo Dunn mettersi sulle tracce della Bestia, l’anima più feroce di Crumb, che ha appena rapito quattro cheerleader, dopodiché veniamo catapultati all’interno di un manicomio in cui Kevin, David ed Elijah sono guardati a vista e studiata dalla psichiatra Ellie Staple (Sarah Paulson).

Da questo momento comincia il film vero e proprio, che non è affatto la delusione che molti recensori americani hanno già provveduto a delineare. Dopotutto anche Unbreakable, folle oggetto disposto a porsi domande coraggiose e senza ritorno ben prima dell’esplosione dei supereroi al cinema, all’epoca non era stato capito, alimentando equivoci e incomprensioni in chi voleva ostinarsi a prenderlo come un thriller qualunque. Col tempo non a caso è stato ampiamente rivalutato, a tal punto che oggi quasi nessuno lo mette in discussione. Glass, in fondo, ha la stessa forza (Split era altrettanto efficace ma anche più ludico), si adatta alla meccanica dei blockbuster di oggi ma riparte dalle medesime, radicali domande – cosa accadrebbe se i supereroi esistessero davvero? essere convinti di essere supereroi è a sua volta un superpotere? – e le riformula costruendovi intorno un’architettura filosofica e pop intricata eppure limpida. Divisa tra disperazione e commozione, ironia e catastrofismo, con addosso quel gusto per il paradosso crudele e ironico tipico del miglior cinema di Shyamalan, che purtroppo negli anni si è spesso perso.

Un puzzle di situazioni aguzzo e spigoloso, perversamente e morbosamente affascinante, proprio perché vederlo è proprio come fare un viaggio sulle montagne russe della psiche rimanendo fermi sulla poltrona, inchiodati a non pochi brividi lungo la schiena che hanno a che fare con la natura subdola e manipolatoria della nozione di alter ego. Specialmente quando piegata a finalità narrative o, come in questo caso, osservata in vitro, torchiata dalla lente deformante e al contempo rivelatrice della psicoanalisi (non a caso, siamo al cospetto di un film non solo di riflessi ma anche di soggettive traballanti, di proiezioni ma anche di frantumazioni).Il primo grosso blocco della narrazione fa triangolare i tre protagonisti all’interno di una struttura di stampo psichiatrico e concentrazionario e nulla di sostanziale o originale viene aggiunto sulla natura di ciascuno di essi, senza ombra di dubbio. Ma il loro accostamento genera, dal punto di vista visivo e concettuale, una sensazione di malsano disagio, di precarietà intrinseca. Come se il film, analogamente alle ossa fragili come cristalli di Glass, fosse sempre sul punto di spezzarsi, oltre a specchiarsi nelle ossessioni del regista. Un rischio che Shyamalan si prende coraggiosamente sulle spalle ma che ripaga ampiamente, approdando a una seconda metà di enorme impatto per resa dei conti, senso dell’epica, presa di coscienza della contemporaneità. TORNA ALLA HOME PAGE