L’UOMO CHE COMPRÒ LA LUNA martedì 2, venerdì 5, sabato 6: ore 21:15 domenica 7: ore 18:30 # LUomoCheComproLaLuna

 

L'UOMO

CHE COMPRÒ 

LA LUNA

Una coppia di agenti segreti italiani (Stefano Fresi e Francesco Pannofino) riceve una soffiata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato (Jacopo Cullin) che, dietro il falso nome di Kevin Pirelli e un marcato accento milanese, nasconde la propria identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l'ha dentro anche se non lo sa. Per trasformarlo in un vero sardo viene ingaggiato un formatore culturale sui generis (Benito Urgu). A questo punto non rimane che risolvere il caso: chi ha comprato la Luna? E perché? Un road movie sardo per una commedia stralunata.

 

GENERE: Commedia

 

REGIA: Paolo Zucca

 

ATTORI: Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski, Angela Molina

 

DURATA: 102 Min

 

CRITICA: “Un pescatore sardo ha promesso la Luna alla donna che ama. E i Sardi le promesse le mantengono.”  

Se non ci fossero, film come L'uomo che comprò la luna andrebbero inventati. E' felicemente anarchica e originale l'opera seconda di Paolo Zucca, che in un'ora e mezza ci insegna come diventare sardi e a un tardivo romanzo di formazione intreccia la favola, il surreale, la commedia e la satira. La regia è fluida, il racconto poetico e il suo protagonista Jacopo Cullin quasi un trasformista. Il regista si muove fra i generi e le citazioni, il fumetto e l'epica, e non manca di sottolineare l'importanza della memoria. Cosa volere di più?

 

“L’Uomo che comprò la Luna, prima di tutto, è una commedia e prima di tutto vuole divertire. Il suo impianto drammaturgico è modulato sulle strutture archetipiche individuate da Chris Vogler nel suo intramontabile “Viaggio dell’Eroe”. Racconta infatti della crescita interiore di un eroe sui generis e del suo viaggio picaresco verso la scoperta e la riappropriazione di una cultura, di una storia e di un sistema di valori altri. Lo spunto drammaturgico di fondo nasce da un trafiletto di giornale che raccontava della vendita di lotti sulla Luna da parte di una società americana. A poche centinaia di metri dalla mia casa, sulla costa occidentale sarda, si adagia sul mare una grande distesa di roccia calcarea, bianchissima e piena di crateri, proprio come la Luna. Così ho immaginato che la Luna fosse anche mia. E di tutti i poeti, soprattutto. In un secondo momento, dopo aver scoperto quali sorprese si nascondono tra le pieghe del diritto internazionale in materia di spazio e corpi celesti, ho trovato la chiave di volta dell’intreccio, che ha così assunto, nella sua apparente assurdità, anche un fondamento di tipo legale e politico, oltre che metaforico. Se dovessi indicare dei modelli di ispirazione artistica, indicherei uno dei capitoli più divertenti della saga a fumetti creata da René Goscinny e Albert Uderzo: “Asterix in Corsica”, del 1973. Perché ho cercato di raccontare la Sardegna guardando alla sagacia, alla leggerezza e all’inventiva con cui la coppia di autori francesi ha saputo raccontare la Corsica. L’Uomo che comprò la Luna si pone come una commedia d’autore, che vuole divertire e intrattenere, ma che non ha timore di toccare le corde del dramma, né di virare verso le atmosfere liriche e fantastiche che appartengono a pieno titolo alla dimensione della favola.” Paolo Zucca

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