l'uomo di neve

 

L'UOMO DI NEVE

 

Investigando sulla scomparsa di una donna, avvenuta subito dopo la prima neve d’inverno, il detective (Fassbender) a capo di una squadra speciale anticrimine teme che sia tornato a colpire un inafferrabile serial killer. Grazie all’aiuto di una brillante poliziotta appena trasferita (Ferguson), il detective si trova a riaprire casi irrisolti vecchi di decenni nella speranza di trovare indizi che li colleghino al nuovo efferato delitto e sconfiggere così una mente diabolica oltre ogni immaginazione prima della prossima nevicata.

 

GENERE: Thriller

 

REGIA: Tomas Alfredson

 

ATTORI: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, J.K. Simmons, Chloë Sevigny, Toby Jones, James D'Arcy, Jamie Clayton, Jakob Oftebro, Sofia Helin, Ronan Vibert

 

DURATA: 120 Min

 

CRITICA: Gli splendidi scenari naturali (e non) della Norvegia fanno la parte del leone in questo bizzarro e raggelato primo adattamento di un romanzo della serie di Harry Hole. Più che la ricomposizione dei pezzi, questo noir dalla forma elegantissima di Tomas Alfredson trova il suo senso e il suo godimento nella contemplazione delle singole parti, nello studio delle loro possibili interazioni, e nella lotta sotterranea.

Magari non è riuscito sempre a generare tra i frammenti quell'elettricità e quelle attrazioni cui chiaramente aspirava, ma questa forma insolita - tanto nello stile del racconto quanto nelle scelte visive ed estetiche - è qualcosa che dona al film un andamento misterioso, un ritmo che spiazza quanto più si cerca - fallendo - di seguirlo, di comprenderlo, di anticiparlo.

Negli spazi vuoti, nelle lontananze e nei silenzi, allora, riecheggia chiaramente la lotta morbida e silenziosa di Tomas Alfredson contro l'idea hollywoodiana di serial killer movie, che chiaramente cerca di farsi spazio, con buona pace della produzione esecutiva di Scorsese, e che viene costantemente tradita e disattesa dal regista svedese. Alfredson, come un perfetto aikidoka, sfrutta anzi la forza di quel cinema lì per metterlo al tappeto e ribaltarlo: ma senza mai infierire troppo, e anzi prestandosi a volte a una inversione dei ruoli.

E i protagonisti del suo film ieratici, immobili, isolati e allo stesso tempo intrecciati proprio come le statue del Parco Vigeland, uno dei simboli di Oslo, su cui Alfredson, non per un caso, indugia lungamente in apertura del suo film.

Cosa c'è allora dentro L'uomo di neve, dentro questo film geograficamente (s)corretto, girato in una Oslo dove però tutte le scritte sono in inglese, che piazza la celebre Strada dell'Atlantico laddove non sta per pure esigenze spettacolari, che frequenta gli stessi posti frequentati da Hole - sì, anche Schrøder - ma trasforma il personaggio di Nesbø in qualcosa di diverso? In una sorta replicante quasi robotico del detective alcolista ma dalla mente acutissima? C’è poco del romanzo di partenza, se non un canovaccio, e un'idea di fondo. Ma accusare di aver tradito l'originale sarebbe come trasformarsi nel killer del film, che non perdona menzogne e abbandoni alle madri che sceglie come vittime.

C'è poco di un cinema thriller tradizionale, sebbene nel finale si ceda un po' alle aspettative, prima che l'Hole di Fassbender (più calzante di quanto non avessi immaginato) riveli almeno in parte, in una piccolissima parte - quella sua anima di androide.

Ci sono invece, a iosa, gli splendidi scenari naturali norvegesi.

C'è una città ritratta senza timore di mostrarne una certa vena malsana e inquietante, eppure allo stesso tempo in maniera sufficientemente turistica.

C'è un'estetica raffinata e raggelata, che mostra con calma tutta scandinava personaggi alle prese con un puzzle che non è solo quello di un colpevole da rintracciare, di un killer da fermare, ma è quello delle loro esistenze incerte. 

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