LA RAGAZZA DI STILLWATER Prima Nazionale giovedì 9, venerdì 10, sabato 11, domenica 12: ore 21:15 sabato 18, domenica 19: ore 18:30 #LaRagazzaDiStillwater

 

LA RAGAZZA

 

DI STILLWATER

 

Dal regista vincitore del Premio Oscar, Tom McCarthy (Il Caso Spotlight - Spotlight) arriva in sala LA RAGAZZA DI STILLWATER - STILLWATER, un potente e commovente film drammatico con Matt Damon e Abigail Breslin. Con la figlia condannata in carcere a Marsiglia per un omicidio che sostiene con ogni forza di non aver commesso, Bill Baker, un operaio petrolifero disoccupato, si organizza per farle visite periodiche e portarle provviste e novità. Ma quando Allison (Breslin), la giovane detenuta, presenta l’ipotesi di una nuova pista, il padre se ne fa carico evitando di aggiornare la ragazza. Messo alla prova in una terra straniera, senza parlare la lingua ed essere capace di ambientarsi, Bill fatica a ottenere risultati fino a quando non si imbatte in una donna del posto, con la sua piccola bambina: questo nuovo incontro gli permetterà di scoprire la verità e trovare la prospettiva di una vita che non credeva alla propria portata.

 

Genere: Drammatico, Thriller

 

Regia: Tom McCarthy

 

Attori: Matt Damon, Abigail Breslin, Camille Cottin, Deanna Dunagan, Jake Washburn, Justin France, Robert Peters

 

Durata: 140 min

 

Critica: un ottimo Matt Damon in un film intimo, maturo e adulto come a Hollywood non se ne vedeva da tempo.

Bill Baker, operaio petrolifero dell'Oklahoma, arriva a Marsiglia per stare vicino alla figlia Allison, da cinque anni in carcere dopo la condanna per un omicidio che dice di non aver commesso. Nel tentativo di dimostrare l'innocenza della figlia, Bill, frenato dalle incomprensioni linguistiche e culturali, s'imbatte nell'attrice Virginie, dalla quale si fa aiutare per traduzioni e ricerche. Poco alla volta l'uomo ritrova il rapporto con Allison, alla quale fa spesso visita in carcere, e avvia una relazione con Virginie e la figlia Maya, nella quale vede l'occasione per redimersi dalle sue mancanze di padre. L'ossessione per il destino della figlia, però, rischia di mettere a repentaglio la sua nuova vita.

Matt Damon perfettamente in parte e bravissimo protagonista di un dramma che dall'America profonda arriva al sud della Francia, facendo scontrare con delicatezza lingue, mondi e culture.

Bill Baker arriva a Marsiglia come a suo tempo Jason Bourne - il corpo di Matt Damon è solo più appesantito e stanco. A differenza dell'agente segreto senza identità, la sua americanità è evidente, iscritta nell'abbigliamento, nel portamento, nella lingua mormorata e secca. È uno straniero che nella città francese più eterogenea e mista fa visita alla figlia in quella terra di nessuno che è un carcere: Stillwater racconta per questo il tentativo di uomo fallito - ha lavori saltuari, la moglie si è suicidata, la figlia ancor prima di venire accusata per l'omicidio della fidanzata l'aveva allontanato - di trovare un posto nella propria stessa vita, nella nuova famiglia che crea, nel rapporto rinnovato con le persone che ama. È un film sull'appartenenza, sull'accettazione del proprio destino e del proprio mondo: non poco, in tempi in cui il cinema americano ha smarrito le proprie radici melodrammatiche.

Da americano anch'egli in trasferta, McCarthy, anche sceneggiatore con Marcus Hinchey e Thomas Bidegain, riesce nel compito difficilissimo di filmare una città europea senza indulgere in uno sguardo turistico e affascinato, scoprendo poco alla volta luoghi e quartieri di Marsiglia (la città vecchia, i quartieri alveare, lo stadio) e dando al film il tempo di far emergere relazioni, sentimenti e legami.

La trama investigativa (a partire da un caso di giustizia che ricorda l'omicidio di Meredith Kercher), inizialmente predominante, col passare dei minuti lascia il posto alla traccia melodrammatica sottolineando il percorso che ogni personaggio compie: dallo stesso Bill, che alle spalle ha un passato da farsi perdonare, ad Allison, trasferitasi in Francia per sfuggire inutilmente al retaggio violento dalla sua famiglia, a Maya e Virgine (la Camille Cottin di Chiami il mio agente!), rispettivamente alla ricerca di un padre e di un compagno.

La distanza fra mondi emerge come un impulso incontrollabile, con il mito americano della giustizia fai da te - perfettamente incarnato nel corpo da middle man di Matt Damon - che si scontra con il garantismo della società francese e, come controparte, con la generosità e la spontaneità di un uomo della grandi pianure che trova il modo di farsi amare da un'attrice di teatro francese. Oltre le relazioni, le parole e i sentimenti che racconta in levare (così come nella prima nella prima ora resiste al richiamo dell'azione suggerita dalla presenza di Matt Damon), Stillwater ferma il mondo nelle sue incongruenze e distanze, registrando mutamenti invisibili all'occhio dello spettatore ma ben presenti nei suoi personaggi.

È un film intimo, maturo e adulto come a Hollywood non se ne vedeva da tempo. E tanto basta a farne un oggetto prezioso.   TORNA ALLA HOME PAGE