LAZZARO FELICE venerdì 6, sabato 7, domenica 8, lunedì 9: ore 21,15 #LazzaroFelice

 

LAZZARO FELICE

 

Lazzaro (Adriano Tardiolo) è un giovane contadino. Non ha ancora vent’anni e sorride alla vita. Anzi, la sua bontà pura e spontanea lo fa a volte sembrare una persona stupida e ingenua, di cui è facile approfittare. Incapace di pensare male del prossimo, Lazzaro non può fare altro che credere negli esseri umani. 

È la sua bontà che lo spinge ad approcciarsi al mondo in modo aperto e sereno, un modo che gli uomini da sempre ignorano. 

Al suo fianco Tancredi (Luca Chikovani/Tommaso Ragno), giovanissimo anche lui ma viziato dalla sua immaginazione sconfinata. Lazzaro Felice, il film diretto da Alice Rohrwacher, è dunque la storia di un'amicizia. Un'amicizia che nasce vera e si imbatte in trame contorte, segreti e bugie. Un'amicizia luminosa e giovane. Un'amicizia formativa e indimenticabile per entrambi, che attraverserà intatta il tempo e supererà persino le conseguenze distruttive della fine di un "Grande Inganno". Finché una serie di vicissitudini porterà Lazzaro a varcare le soglie della città, tanto enorme quanto vuota, per cercare il suo caro Tancredi.

 

GENERE: Drammatico

 

REGIA: Alice Rohrwacher

 

ATTORI: Adriano Tardioli, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi López, Natalino Balasso, Nicoletta Braschi

 

DURATA: 125 Min

 

CRITICA: un cinema libero, destrutturante, girovago. Un cinema che merita di essere seguito.

Il coraggio dissennato di Alice Rohrwacher, una regista giovane che pur d’inseguire un’idea, un progetto, una visione del cinema, si butta anima e corpo con tutte le sue capacità - che soprattutto registicamente sono notevoli.

La Marchesa Alfonsina de Luna possiede una piantagione di tabacco e 54 schiavi che la coltivano senza ricevere altro in cambio che la possibilità di sopravvivere sui suoi terreni in catapecchie fatiscenti, senza nemmeno le lampadine perchè a loro deve bastare la luce della luna. In mezzo a quella piccola comunità contadina si muove Lazzaro, un ragazzo che non sa neppure di chi è figlio ma che è comunque grato di stare al mondo, e svolge i suoi inesauribili compiti con la generosità di chi è nato profondamente buono. Ma qual è il posto, e il ruolo, della bontà fra gli uomini?

Come saprà risorgere questo Lazzaro per continuare a testimoniare che il bene esiste, e attraversa le vicende umane senza perdere la propria valenza rivoluzionaria?

Alla sua terza regia Alice Rohrwacher fa intraprendere al suo protagonista, e alla comunità che lo circonda, un cammino che è anche il proprio, all'interno di un cinema che deve molto a Olmi e Zavattini ma continua a spingersi oltre lungo un terreno che frana e si modifica continuamente sotto i suoi (e i nostri) piedi. Non è facile tenerle dietro mentre attraversa un'arcadia senza tempo che è anche un microcosmo di sfruttamento, dove il lupo è assai più giusto e buono dell'essere umano che lo teme. Il suo linguaggio parte da atavico e diventa postmoderno, racconta un vento che soffia senza tregua per spazzare via la protervia del potere e uno sputo nel piatto dell'ingiustizia sociale senza per questo negare che il Bene e il Male percorrono il tempo senza cambiarlo, riproponendosi all'infinito.

La fionda che Tancredi, il figlio della Marchesa, regala a Lazzaro è come la cinepresa per Rohrwacher, ben consapevole della sua pericolosità: Alice si piazza sempre in medias res, fra le foglie di tabacco, dentro ai letti disfatti dei contadini, dietro lo sguardo puro del suo protagonista. Lazzaro è un'occasione come lo è il cinema di Alice Rohrwacher, che è tutto finto, nel senso di reinventato e ricreato, ma conserva radici profondamente reali, italiane prima che universali, rurali piuttosto che bucoliche.   TORNA ALLA HOME PAGE