l'uomo di neve

SMETTO QUANDO VOGLIO

 

AD HONOREM

 

 “Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare del gas nervino” Inizia così il capitolo finale della saga di Smetto Quando Voglio. Pietro Zinni (Edoardo Leo) è in carcere e con lui tutta la banda. Ma non possono rimanerci a lungo perché in giro c’è Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) che è pronto a fare una strage e solo le migliori menti in circolazione possono fermarlo. Ma chi è Walter Mercurio? Cosa nasconde? Qual è il suo piano? La Banda si riunisce per l’ultima volta per affrontare il cattivo più cattivo di sempre. Ma non possono farcela da soli, stavolta avranno bisogno dell’aiuto del nemico storico, Murena (Neri Marcorè). Con lui dovranno evadere da Rebibbia per anticipare le mosse di Mercurio, cercando di capire come neutralizzare l’attacco che sta mettendo in piedi, un evento a cui parteciperanno centinaia di persone. Smetto Quando Voglio-Ad Honorem si preannuncia esplosivo, con un epico, gran finale che chiuderà il cerchio dell’intera trilogia. Ogni saga ha una fine.” Il terzo e ultimo capitolo della saga diretta da Sydney Sibilia.

 

GENERE: Commedia

 

REGIA: Sydney Sibilia

 

ATTORI: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Peppe Barra, Greta Scarano, Luigi Lo Cascio, Valeria Solarino, Neri Marcorè

 

DURATA: 96 Min

 

CRITICA: È passato un anno da quando la banda di Pietro Zinni è stata colta in flagranza di reato nel laboratorio di produzione Sopox e ognuno dei suoi componenti rinchiuso in un carcere diverso. Da Regina Coeli Pietro continua ad avvertire le autorità che un pazzo ha sintetizzato gas nervino ed è pronto a compiere una strage, ma nessuno lo prende sul serio. Dunque si fa trasferire a Rebibbia per incontrare il Murena, che ha informazioni utili a intercettare lo stragista. Dopodiché Pietro intende rimettere insieme la banda di ricercatori universitari: le menti più brillanti in circolazione in perenne stato di disoccupazione (o detenzione).

Con Smetto quando voglio - Ad Honorem Sydney Sibilia chiude magistralmente una trilogia cinematografica che è un unicum nel panorama italiano.

Un prodotto commerciale strutturato fin dalla sua ideazione come una minisaga ma dettato da un'urgenza narrativa molto personale; un'operazione di cinema industriale che non sacrifica la visione creativa del suo autore; un "reato di difficile configurazione" che aveva altissime possibilità di confinare il regista ai domiciliari di un cinema, come quello italiano, poco portato a rischiare sul nuovo e a confidare nell'intelligenza del pubblico. Sibilia ha inanellato una serie di piccoli miracoli di coerenza narrativa (la sceneggiatura dei tre episodi è sua insieme a Francesca Manieri e Luigi Di Capua), creando personaggi cui ci siamo affezionati e nei quali in qualche misura ci riconosciamo, seminando nel primo episodio ciò che verrà raccolto (e compreso fino in fondo) solo nell'ultimo. 

Arriviamo dunque allo specifico del terzo capitolo della minisaga. Ad Honorem ritrova l'ispirazione dell'episodio iniziale, e la temperatura emotiva: quella rabbia impotente di chi, pur avendo raggiunto l'eccellenza, si ritrova superato dai raccomandati in questo Paese "di difficile qualificazione" in cui "tutti sono pronti a dare la colpa a chi ha già pagato". Tanto i supereroi della banda quanto i loro arcinemici sono vittime di un sistema ingiusto in cui la meritocrazia è una parola buona solo per riempire la bocca dei politici (gli stessi che abbiamo visto aggirarsi alle feste in cui si consumano le droghe inventate dalla banda). Ma Zinni e compagni insistono a combattere contro i mulini a vento, e per questo si guadagnano il nostro rispetto e la nostra simpatia.

Se il primo episodio era una commedia amara che faceva riferimento a I soliti ignoti e il secondo un action movie in stile americano, Ad Honorem collega i puntini certificando l'originalità autoriale di Sibilia: radici italiane, cultura cinematografica internazionale. La regia rimane agile (mai un noioso campo e controcampo), il montaggio veloce, i colori meno acidi che nelle puntate precedenti (perché ora la sottolineatura cromatica si concentra sui dettagli), i dialoghi divertenti ma più dolorosi e accorati (oltre che strutturati su quanto già sappiamo di ciascun personaggio), la critica sociale (in particolare quella contro il gotha universitario) più pungente. 

Al contrario di film come Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, che negava ogni speranza a chi entrava nel girone infernale del mondo del lavoro nell'era della crisi, la saga di Smetto quando voglio ha il coraggio di fare di disperazione virtù, senza togliere ai suoi protagonisti la dignità di decidere del proprio destino, senza mai rinnegare l'amore che provano - perché ne hanno il diritto inalienabile - verso lo studio e la conoscenza. "Solo se moriamo tutti ci sarà un cambiamento", afferma un personaggio, ma Sibilia dimostra (con questa storia e con il suo cinema) che il cambiamento può avvenire anche dal di dentro, scardinando senza distruggere, e portando rispetto a chi ha scelto una certa strada anche se tutto, intorno, congiura per fargliela abbandonare. Ad Honorem ti riconcilia con un certo tipo di italianità allo stesso tempo ribelle e costruttiva, e con il cinema di commedia italiano, più ancora che "all'italiana".  TORNA ALLA HOME PAGE