TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI giovedì 1, venerdì 2: ore 21,15 sabato 3, domenica 4: ore 18,30 – 21,15

 

TRE MANIFESTI A

 

EBBING, MISSOURI

 

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull'omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e "rimbeccare" le indolenti forze dell'ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili. 

Presentato in concorso alla settantaquattresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura), al Festival di Toronto e al Festival di San Sebastian, Tre manifesti a Ebbing, Missouri,è diretto da Martin McDonagh, rinomato autore teatrale di origini irlandesi approdato al cinema a metà degli anni Duemila e noto ai più per aver diretto In Bruges e 7 psicopatici.

 

GENERE: Thriller, Drammatico

 

REGIA: Martin McDonagh

 

ATTORI: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges, Kerry Condon, Zeljko Ivanek, Amanda Warren

 

DURATA: 115 Min

 

CRITICA: Una commedia profonda che cerca e trova l'anima dell'america sotto l'intolleranza acuta e la mentalità settaria . Dopo In Bruges e 7 psicopatici, Martin McDonagh fa nuovamente centro. Anzi, migliora. La sua scrittura è precisa e personalissima, mescola la tragedia greca col post-noir, il western con la black comedy, senza mai imitare o assomigliare a nessun altro. Tre manifesti a Ebbing, Missouri funziona per storia, per personaggi, per dialoghi intelligenti, spigolosi e divertenti, per la regia senza sbavature e per le straordinarie interpretazioni di tutto il cast. Diverte, emoziona e fa pensare, il film di McDonagh, tratteggiando così la descrizione di un mondo che è anche il nostro, minacciato da un’anarchia folle e autodistruttiva figlia dell’egoismo, del razzismo, della violenza, dell’ignavia. Non tutto, però, è (ancora) perduto: McDonagh lascia uno spiraglio di porta aperta alla speranza, a una speranza che dipende tutto da noi, dalla nostra voglia di rimetterci in piedi, in gioco, di comprendere e ascoltare. I più attenti l'avevano già capito con In Bruges, e anche col sottovalutato 7 psicopatici, che Martin McDonagh aveva stoffa e talento per fare il regista ad altissimi livelli, lui che  era già considerato uno dei maggiori commediografi viventi.Tre manifesti a Ebbing, Missouri - che è bello fin dal titolo, e dal manifesto diffuso mesi prima il debutto del film sugli schermi del Festival di Venezia - è la consacrazione sua e la conferma di queste considerazioni. Com'è giusto che sia, considerato da dove viene il suo autore, Tre manifesti è un film che nasce sulla base di una sceneggiatura solidissima: tanto per l'intreccio che mescola commedia nera, neo-noir e western contemporaneo con sfacciata agilità, quanto per i dialoghi che sono secchi, divertentissimi, pieni di d'insulti e di sarcasmo ma senza l'ombra di inutili tarantinismi. Come non ha nulla di coeaniano, ma è estremamente personale, il giocare sottile del film con l'assurdo e il paradossale. E però McDonagh è uno che sa sempre molto bene dove mettere la macchina da presa e come muoverla; uno che ha un gran bel gusto per l'inquadratura ma non si perde in inutili svolazzi estetici e retorici.

Come se questo non bastasse, è anche uno che sa dirigere benissimo i suoi attori: e qui Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell (ma anche tutti gli altri) sono pressoché perfetti. Potrebbe bastare, perché in tutta onestà non si sa bene cos'altro si possa chiedere a un film, prima di ogni altra cosa, se non raccontare una bella storia e a raccontarla molto bene. E invece Tre manifesti è ancora qualcosa di più: è un film che non tira mai in ballo esplicitamente questioni "alte", che rimane attaccato con orgoglio alle dinamiche dei generi e ai loro codici, ma che è anche capace di evocare per struttura e personaggi gli archetipi più incisivi della tragedia greca senza scimmiottarli, e che riesce a essere intensamente e dolorosamente politico senza mai dare l'impressione di volerlo essere, o di volerlo sbandierare. Una madre in cerca di giustizia, o di vendetta, per la morte atroce di una figlia; uno sceriffo malato; i suoi assistenti razzisti e bifolchi; un mondo violento e indifferente, ignorante; odio che alimenta altro odio, violenza che si somma alla violenza. Fino a quando un gesto estremo non apre uno spiraglio alla calma e alla compassione, non versa una goccia d'amore in quel mare scuro e profondo fatto di cattiveria riuscendo - forse - a dare la stura a un processo inverso. Perché, se il male è contagioso, può esserlo anche il bene. Ma attenzione, perché McDonagh non è tipo da buonismi zuccherosi, e rimane ruvido e cinico fino alla fine: una fine che è aperta, che è tutta da vedere. Ebbing, Missouri, è un concentrato degli Stati Uniti d'America, e del mondo in cui viviamo. Un mondo sporco e cattivo, dove il male accade senza motivo, o per abitudine, o per pigrizia, o per vendetta. Un mondo difficile, da affrontare solo se si hanno le spalle abbastanza larghe per farlo, ma nel quale la speranza non è ancora andata perduta, sebbene siano necessari sacrifici estremi e dolorosi, per riaccenderne la flebile fiamma.

Accenderla e tenerla viva - dice McDonagh tenendoci attaccati allo schermo, facendoci ridere, appassionare e commuovere - sta ai personaggi; sta a noi. Chissà se ce la faremo.

 

NOTIZIE: Premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Venezia 2017. Premio del pubblico al San Sebastián International Film Festival 2017 e al Toronto Film Festival 2017.

Vincitore di 4 Golden Globes 2018: Miglior Film Drammatico, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice Drammatica per Frances McDormand e Miglior Attore non Protagonista a Sam Rockwell.   TORNA ALLA HOME PAGE