UNA STORIA SENZA NOME giovedì 18, venerdì 19: ore 21,15 sabato 20, domenica 21: ore 18,30 – 21,15 #UnaStoriaSenzaNome

 

UNA STORIA SENZA NOME

 

 Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica (Laura Morante), e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro (Alessandro Gassmann). Un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, "la storia senza nome" racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.

 

GENERE: Noir

 

REGIA: Roberto Andò

 

ATTORI: Micaela Ramazzotti, Laura Morante, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri, Jerzy Skolimowski, Gaetano Bruno, Antonio Catania, Marco Foschi, Renato Scarpa, Silvia Calderoni, Emanuele Salce, Paolo Graziosi, Filippo Luna, Michele Di Mauro, Giovanni Martorana

 

DURATA: 110 Min

 

CRITICA: Valeria Tramonti (Ramazzotti) è la timida segretaria del produttore cinematografico Vitelli (Catania), vive ancora a pochi passi dalla madre (Morante) ed è innamorata dello sceneggiatore Pes (Gassmann), per il quale scrive, non accreditata, i soggetti di cui poi lui si prende il merito. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto (Carpentieri), personaggio misterioso e informatissimo, che le offre una storia irresistibile da trasformare in film, a patto che (anche stavolta) non sia lei a comparirne come autrice. Quella legata al furto della Natività, tela di Caravaggio sottratta dalla mafia nel 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai ritrovata. E che la mafia di oggi non ha nessun interesse a divulgare. Peccato che tra i finanziatori del film ci sia Spatafora (Bruno), affiliato a Cosa nostra.

Niente è come sembra, ogni personaggio è doppio, in Una storia senza nome: commedia buffa di dichiarato gusto rétro, venata di giallo e di tocchi felliniani, affettuoso omaggio alla storia del cinema e alle persone che i film li pensano, li amano, li finanziano e spesso incuranti del loro senso li portano a termine.

Andò torna sul tema a lui caro del mascheramento, delle identità molteplici, della verità nascosta sotto la finzione. Parte da un fatto di cronaca a lui vicino (palermitano, classe 1959) che ad un primo livello genera il film scritto da Valeria: un film nel film, diretto dal regista, attore (e pittore) Jerzy Skolimowski (già premio della Giuria con Essential Killing nel 2010 e di nuovo in Concorso alla Mostra nel 2015 con 11 minutes).

Su un altro piano il capolavoro di Caravaggio (sul quale circolano anche le storie dello smembramento in più parti per facilitarne l'espatrio, e quella di essere stato dato in pasto ai maiali) svela, nell'indagine in cui Rak coinvolge Valeria, le tangenze tra criminalità organizzata e politica, tra cene tra "amici" e i palazzi del potere. Il dipinto diventa così l'amara immagine simbolo di un Paese sotto attacco di chi (la mafia) disprezza il valore del proprio patrimonio artistico ma anche della lettura, vista la quantità di scritti, libri, lettori, citazioni che puntellano un film molto scritto, colto, critico, in cui la sceneggiatura, il meccanismo narrativo prevale con evidenza sugli altri elementi di messa in scena.

Molto del piacere di Andò (che firma la sceneggiatura con Angelo Pasquini, in collaborazione con Giacomo Bendotti) invece risiede nel disseminare nel film più segni possibili della passione debordante per il cinema stesso. Non solo con citazioni testuali (da film leggendari sul cinema come Viale del tramonto) o iconiche, come il poster di Il vergine, diretto da Skolimowski nel '67, che campeggia dietro Valeria nella situazione, anch'essa a suo modo "classica", del divano del produttore, dalla scritta al neon dei Lumière negli uffici di produzione alle ombre proiettate e ingigantite dalla luce di una lampada a una finestra. Un'opera dedicata al gusto di affidare al dispositivo cinema la possibilità, reinventando la realtà, di divertire e al contempo di investigare sulla verità. Fuori concorso a Venezia 2018. TORNA ALLA HOME PAGE